“SIAMO TUTTI DIVERSAMENTE UGUALI”. QUATTRO CHIACCHIERE CON ANNA LOPOPOLO

Durante la preparazione dell’articolo per la rubrica arcobaleno di Lesbica Moderna su La politica del Popolo, sul tema della Giornata della Memoria mi sono imbattuta in un’immagine dell’Omocausto che mi ha colpito e ho poi riutilizzato per il mio articolo. “Tra citofoni e memorie perdute“. Si tratta del disegno di Anna Lopopolo, artista cremasca, che caratterizza le sue opere con la tecnica, creata da lei, PaintedWords (letteralmente “parole dipinte”: quadri composti da parole). Opere caratterizzate dall’uso della PAROLA. In essi il volto del personaggio rappresentato prende forma attraverso l’uso esclusivo di parole che, sovrapposte a strati, creano il chiaro-scuro e le sfumature. Attraverso la scelta dei personaggi e delle loro parole Anna cerca di veicolare dei messaggi che le stanno particolarmente a cuore.

“La protagonista è la PAROLA che prende forma e mostra il volto di colui che l’ha pronunciata”. Anna Lopopolo

Ma Anna Lopopolo non si è limitata solo alla creazione della tecnica PaintedWords, anzi, presenta una produzione poliedrica e ricca, nonostante abbia poco più di trent’anni. Volto artistico del team di Cremask, ne è stata anche fondatrice insieme a un team costituito dal suo compagno e altri amici. Ma cos’è Cremask? È un brand rigorosamente “made in Crema” che realizza gadget con stampati soggetti ispirati principalmente alla città di Crema. Non poteva mancare un’intera serie di disegni dedicati al film “Call me by your name“, girato proprio nella città.

La curatrice d’arte Carlotta Biffi, di questa giovane artista ha detto: “Un’estetica del logos: questo è ciò che Anna Lopopolo ci offre”. Ma facciamoci raccontare qualcosa di più sulla sua arte da lei stessa. 

L’intervista

Hai degli artisti di riferimento che ti hanno aiutato nella tua formazione?

Ho studiato Storia dell’Arte per parecchi anni e ogni artista mi ha a suo modo insegnato qualcosa, ma non ho un artista che mi ha aiutato nella formazione. Ho intrapreso questa strada quasi casualmente, come spesso accade, con l’aiuto di un amico che è stato una vera e propria Musa ispiratrice.

Tu vivi del tuo lavoro artistico. Hai incontrato delle difficoltà a tale proposito, soprattutto in quanto donna?

Cerco di vivere della mia Arte. Dopo cinque anni di duro lavoro inizio a vedere i primi risultati. Non è affatto facile vivere di Arte soprattutto se vivi in una città piccola dove i contatti artistici sono limitati, e soprattutto se sei donna. Purtroppo nell’ambito artistico, come in molti altri, ci sono ancora molte persone convinte che la donna sia inferiore o “non adatta” a svolgere certi ruoli. Per fortuna non tutti gli addetti ai lavori (galleristi, critici, curatori, artisti, ecc…) sono convinti di questa “inferiorità femminile”. Ammetto, da donna, che lavorare con noi non è sempre semplice, siamo molto più complesse e pretendiamo da noi stesse e da chi ci sta attorno grande serietà e impegno in tutti gli ambiti, ma sappiamo anche dare molto: lasciateci provare!

Il tuo lavoro sull’Omocausto da cosa nasce? E come l’hai sviluppato?

Il mio disegno sull’Omocausto è nato dalla collaborazione con l’ARCI gay di Genova che mi ha chiesto di sviluppare un disegno sul tema per la giornata della memoria (27 gennaio). Ho accettato molto volentieri questa “commissione” perché il tema della “Memoria” mi è molto caro. I libri di Primo Levi e di Liliana Segre mi hanno colpito nell’anima.

Perché sei interessata alle tematiche LGBTQA+?

Il mio progetto e la mia Arte si focalizzano principalmente sul concetto di PAROLA. I volti dei personaggi che rappresento sono interamente formati dalle loro parole. Le parole come portatrici di concetti. Attraverso la scelta del personaggio che dipingo e delle sue parole io cerco di veicolare un messaggio che mi sta particolarmente a cuore. Non mi sono mai focalizzata propriamente sul tema LGBTQ+, ma mi è capitato di ritrarre personaggi che hanno lottato per i diritti LGBTQ+. Personalmente non amo le categorie e le etichette e credo che siamo tutti diversamente uguali. Abbiamo tutti gli stessi diritti, uomini, donne, eterosessuali, omosessuali, neri, bianchi, ebrei, cristiani, musulmani. Siamo Persone e non vedo cosa altro potrei aggiungere a questa parola.

Quando e come nasce il progetto “Women’s Power”?

Il progetto “Women’s Power” è nato dopo la mia partecipazione a un bando che titolava “Contro la Violenza. Simboli per Comunicare. Simboli per Agire” organizzato dal Soroptimist International Club di Crema. Ho vinto il primo premio di questo concorso con il quadro “LIBERDADE. Marielle Franco” che rappresentava, appunto, il volto dell’attivista brasiliana. Marielle è morta, è stata assassinata, perché difendeva i diritti delle donne, degli omosessuali e dei poveri. Mentre ricevevo il premio, mi sono sentita in dovere di dar voce a tutte le donne che hanno lottato per cambiare il Mondo, per migliorarlo. La donna è rimasta a lungo esclusa da tutta una serie di diritti e di attività sociali, pertanto, mi sembrava darle il giusto spazio.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 Di progetti futuri ne ho tanti. Prima di tutto vorrei continuare a vivere della mia Arte che per me non è solo un lavoro, ma una ragione di vita. Vorrei portare avanti il tema “donne” attraverso la  serie “WOMEN’S POWER” su cui sto lavorando da ormai 2 anni. Non voglio assolutamente abbandonare la PAROLA, ma mi piacerebbe sviluppare questa tecnica e provare a contaminarla con altre idee.

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