Scandalo per un’assemblea d’istituto

Il giorno di San Valentino, al liceo Laura Bassi di Bologna, è stata organizzata un’Assemblea d’Istituto a tema “Quanto è importante parlare di amore e sessualità nel 2020: miti da sfatare, tabù generali e tanta disinformazione”. Il programma prevedeva interventi de “Il Cassero” di Bologna, Croce Rossa Italiana, tavoli di confronto sulla sessualità in tutte le sue forme e luoghi di espressione, laboratori di lettura, di teatro, di educazione alla prevenzione sessuale. Insomma, come si può vedere dalla foto qui sotto, si trattava di un programma completo e variegato, che in una sola giornata avrebbe dato alcune informazioni essenziali per gli adolescenti che si approcciano alla sessualità proprio in quest’età. Infatti una ricerca del Censis Italia del 2017 sulla sessualità dei millenial aveva evidenziato che l’età media del primo rapporto sessuale è proprio quella dei 16 anni.

Le proposte

Ma cosa succede? Arrivano le proteste dei censori della morale. Il giornale “Il Resto del Carlino” nel giorno dell’assemblea pubblica l’articolo “Dittatura gender al Laura Bassi”, con un’intervento di un portavoce di Fratelli d’Italia, Stefano Cavedagna, che definisce l’iniziativa una “dittatura del pensiero unico”. La dirigente scolastica ha risposto con una dichiarazione ufficiale ricordando i decreti del 1974 che hanno permesso l’istituzione delle assemblee d’Istituto nelle scuole, e come nella fattispecie, quella di San Valentino fosse stata approvata all’unanimità e non vi fosse alcunché di discriminatorio. Ma – ovviamente – anziché spegnersi, la polemica è aumentata, insieme agli interventi vari, di politici come Giorgia Meloni, o di Giovanardi che associa l’assemblea al calo demografico, di Pillon, dei Provita&Famiglia. Chi più ne più ne metta all’urlo della dittatura gender.

Gli studenti

Ma i ragazzi non ci stanno! Si organizzano, smascherano la strumentalizzazione mediatica, e chiamano Cathy La Torre, l’avvocatessa che chiunque lotti per le libertà conosce. Nella diretta instagram di oggi dichiarano:
“Noi volevamo diffondere un messaggio di amore e rispetto fra tutti gli studenti e la comunità scolastica e rappresentare chiunque. Dare a tutti la possibilità di essere informati perché è questa la cosa più importante”.
E adesso che sono stati bollati come strumenti della dittatura gender, che cos’hanno deciso di fare?

“Vogliamo creare un’organizzazione studentesca relazionale. Fare rete. Vogliamo che tutti gli studenti si uniscano perché ciò che vogliamo è comune e concreto. Vogliamo l’educazione sentimentale per le scuole per tutti, a Bologna, Milano e in ogni parte d’Italia”.

L’iniziativa dei ragazzi sicuramente potrà trovare eco nei vari istituti perché iniziative simili si sono svolte anche altrove, segno che questi temi sono importanti per i giovani e soprattutto che ne vogliono parlare. Ricordiamo il caso del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Milano, in cui ci fu un’assemblea analoga, sull’affettività e l’omosessualità (30 gennaio 2018), che scatenò proteste tali da veder affisso un cartellone anonimo dinanzi alla scuola sulle malattie diffuse fra gli omosessuali. Nonostante la sessualità investa largamente la vita di ogni individuo fin dalla più tenera età, in Italia ancora l’educazione sessuale appare un tabù, e mentre gli altri Stati dell’Unione Europea insegnano l’educazione sessuale e affettiva a scuola obbligatoriamente, l’Italia è una delle poche che ancora ne è sprovvista, insieme a Lituania, Polonia, Bulgaria e Cipro. Le iniziative degli studenti quindi, vanno a colmare un vuoto che il legislatore continua a ignorare e bollare acriticamente. I rappresentanti d’Istituto del Laura Bassi – rintracciabili sul profilo instagram Lelaurabassi – stanno facendo emergere un problema reale che tutti i giovani affrontano: la mancanza di un’educazione alla sessualità. Non si può prescindere dalla molteplicità di orientamenti sessuali e identità di genere, per farlo. I giovani d’oggi non sono più quelli de “I comizi d’amore” di Pasolini, sono protagonisti della loro stessa vita, si pongono domande e chiedono risposte attorno a loro. Non sarà il caso che anziché tacciare le loro iniziative come “ideologia gender” si inizi ad ascoltare le loro istanze? In un mondo in cui è sessualizzata perfino la pubblicità più anonima, è ipocrita, bigotto e anacronistico, continuare a ignorare o addirittura esporre al pubblico ludibrio, le istanze dei giovani!
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