coppie lesbiche

Quando la violenza su una donna la fa un’altra donna

In questa Giornata contro la Violenza sulle Donne tutte le narrazioni hanno un comune denominatore: sono storie in cui le donne subiscono violenza dagli uomini. Storie vere, brutali, dequalificanti che distruggono la vita di chi vi è coinvolta. Ma c’è un’altra narrazione che è sempre più urgente ed importante fare: quella sulla violenza dentro le coppie lesbiche, quando l’abuso psicologico e/o fisico è di una donna verso un’altra donna. Una violenza coperta da un doppio stigma: essere donne omosessuali ed essere vittime di un’altra donna. Una violenza silenziosa, ai più sconosciuta, ma che attraversa la vita di tante donne lesbiche, occultata nel loro armadio della vergogna.

Gli studi

Il primo studio mai condotto in Italia su tale fenomeno risale al 2011, fu realizzato da Arcilesbica Roma. “Eva contro Eva” era un sondaggio condotto su un campione di 102 donne romane, in prevalenza italiane (88,2%), di età compresa tra i 26 e i 40 anni (67,6%), con un grado di istruzione in prevalenza universitario (52,9%).

“La violenza domestica tra coppie dello stesso sesso si verifica in percentuali simili a quelle della violenza tra coppie eterosessuali.
Il modello di abuso comprende un circolo vizioso di maltrattamenti fisici, emotivi e psicologici che fanno sprofondare la vittima in sentimenti di isolamento, paura e senso di colpa. Le vittime tendono ad essere più riluttanti nel denunciare gli abusi alle autorità legali per problemi legati alla visibilità e alla carenza di servizi sociali predisposti”.

Eugenia Milozzi, Presidentessa Arcilesbica Roma

Lo studio è stato presentato all’interno del Convegno dall’omonimo titolo “Eva contro Eva”, nel 2011 a Roma. La dottoressa Angela Infante, counselor e parte del direttivo di Arcilesbica, ha riportato in forma anonima alcune delle testimonianze.

Locandina del Convegno di Arcilesbica sulla violenza nelle coppie lesbiche

Le testimonianze

“Domandavo insistentemente, volevo indurla a confessare. Non aveva il coraggio di dirmi che vedeva le sue vecchie compagne di università, la gelosia mi acceca ancora oggi”.

Secondo il report del sondaggio nel 26,5% dei casi l’intervistata dichiara di avere una partner che a volte è esageratamente gelosa (27 casi), mentre nel 23,5% dei casi l’intervistata dichiara di avere una partner sempre esageratamente gelosa (24 casi). Solo il 47,9% delle donne intervistate risponde negativamente alla domanda: “È esageratamente gelosa?

“Era in competizione. Litigavamo da anni su ogni decisione da prendere. Voleva il controllo su tutta la mia vita e il mio modo di essere. Non riuscivo ad essere me stessa con gli altri. Venivo ripresa in ogni circostanza”.

Secondo il sondaggio la percentuale delle donne che a volte vengono ridicolizzate dalla partner è pari al 23,5% (24 intervistate).

“Cambiava umore di continuo. Ricordo a una cena con una lunga tavolata di amiche, si infastidì perché la compagna di una mia amica mi rivolgeva la parola di continuo. Troppo interesse nei miei confronti. Non mi ascolta. C’è sempre una grande stanchezza nello spiegare le situazioni, qualsiasi cosa le dica non mi ascolta. Non si fida di me”.

Nel 20,6% dei casi l’intervistata dichiara di provare spesso alternanza tra umiliazione, violenza e poi nuovamente dedizione e regali nel rapporto con la compagna. Il 41,2% delle donne nasconde qualcosa alla partner per paura delle sue reazioni

“Sono stanca di essere la valvola di sfogo delle sue frustrazioni, controlla di continuo il mio cellulare, di nascosto, quando me ne sono accorta l’ho affrontata. Si è giustificata dicendo che questo l’ha fatto perché mi amava. Parla sempre del passato, di una mia vecchia relazione, cerco di farla ragionare, ma è inutile. Allora inizio anch’io”.

La percentuale delle donne alle quali a volte vengono controllati i messaggi sul cellulare è pari al 23,5% (24 intervistate), quelle a cui vengono sempre controllati è del 14,7% (15 casi).

Da questo studio è stato redatto un libro nel 2016: “La violenza ha mille volti, anche quello arcobaleno“, ma ora è fuori catalogo e ne sono rimaste pochissime copie in Italia tra Arcilesbica e Il Cassero di Bologna. Un caso non unico purtroppo, infatti gli studi di genere rivolti alla comunità lgbtqia+ da sempre si scontrano contro questi disagi nel reperire i materiali.

Bleeding Love, progetto contro la violenza nelle coppie lesbiche

Bleeding Love

Blending Love, finanziato dal programma Daphne 2007-2013, è il secondo resoconto sul tema della violenza nelle coppie lesbiche. Il progetto non è rivolto esclusivamente alle dinamiche abusanti nelle coppie omosessuali di donne, ma ha come scopo il contrasto alla violenza domestica e di appuntamento contro donne lesbiche, bisessuali e transessuali (LBT). Coordinato in Italia dagli avvocati della Rete Lenford, ha prodotto uno studio che prende in esame la violenza in diversi Paesi: Belgio, Croazia, Bulgaria, Lituania, Portogallo, Regno Unito. Un capitolo, realizzato da Maria Federica Moscati, è stato dedicato all’Italia. I risultati sono stati esposti in un convegno nel dicembre 2015 a tema “La violenza domestica e d’appuntamento contro le donne”, in cui si è parlato anche del tema dell’abuso nelle coppie omosessuali femminili.

“Le donne lesbiche assumono comportamenti violenti all’interno della coppia almeno quanto si riscontra nelle coppie eterosessuali. Si tratta soprattutto di violenza psicologica e morale, come ad esempio la minaccia di outing (denunciare l’omosessualità della partner), ma anche di violenza fisica”

Ha dichiarato Ylenia Zeqireya, avvocatessa della Rete Lenford durante il convegno, che, insieme a Benedetta Ciampa, Anna Lorenzetti, Piergiorgio Masi, ha realizzato le interviste studiate nel capitolo italiano del libro omonimo del progetto, Bleeding Love. Dalle ricerche è emerso ancora una volta il problema della denuncia da parte delle vittime di violenza all’interno di una coppia lesbica, correlato alla mancanza di un riconoscimento della violenza da parte della stessa vittima lesbica. Maria Federica Moscati riporta la testimonianza di un’operatrice sociale:

“Mi sono occupata di un caso di violenza domestica fra due donne in cui una delle due aveva atteggiamenti molto abusivi verso l’altra. La violenza includeva abusi di natura fisica e verbale. Tuttavia, la vittima sembrava non essere consapevole della violenza… Continuava a ripetere che la sua partner non era né abusiva né aggressiva, sostenendo che si trattava di una donna emancipata e i suoi abusi verbali erano soltanto espressione di questa emancipazione.”

Accanto a questo si aggiunge il problema della visibilità in un contesto potenzialmente omofobico, come riportato dalla testimonianza di una psicologa:

“Accanto al coming out e all’omofobia interiorizzata (che in qualche modo fa sì che le vittime pensino di essere vittime di violenza in ragione della loro omosessualità), le donne lesbiche, e in generale le persone omosessuali e transgender, non sono molto stimolate nel denunciare gli abusi subiti perché ciò contribuirebbe alla visibilità in un contesto sociale che spesso può essere omo- e trans-fobico”.

Convegno Bleeding Love, a Brescia, sulla violenza nelle coppie lesbiche ed lgbtqia+

Perché le vittime non denunciano?

La ricerca compiuta ha evidenziato alcuni fattori decisivi nella mancanza di denuncia da parte delle vittime di violenza in coppie lesbiche:

  • Paura del coming out (‘Non sono dichiarata come lesbica’).
  • Protezione della relazione e del partner (‘Non volevo creare problemi alla mia ex partner(anche se era stata violenta con me’ e ‘Io la scuso… Ha una storia familiare terribile alle spalle, mentre io ho avuto una famiglia meravigliosa… Mi sento in colpa’.
  • Mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche (‘Penso che gli ufficiali di polizia, le infermiere, i giudici abbiano un pregiudizio verso le donne lesbiche’).
  • Paura di altra violenza basata su precedenti minacce (‘La madre della mia ex partner e lei mi minacciavano’).
  • L’autrice degli abusi riesce a dissuadere la vittima dal chiedere aiuto convincendola che nessuno, compresi i membri della comunità LGBT, la aiuterà in ragione del suo orientamento sessuale. 

Purtroppo queste paure hanno un fondamento valido. Infatti, anche dalle interviste ad alcuni operatori sanitari e membri della polizia è emersa una sottovalutazione generalizzata del fenomeno della violenza nelle coppie lesbiche, se non una totale ignoranza. Molti ritenevano che gli unici abusi violenti ci fossero nelle coppie eterosessuali.

Differenza Donna, Associazione che si occupa della violenza nelle coppie lesbiche

I centri antiviolenza

Nel 2018 questi dati sono stati confermati da uno studio condotto dal dipartimento di psicologia dell’università di Torino e pubblicato su Frontiers in Psycology: Rollè L, Giardina G, Caldarera AM, Gerino E, Brustia P. When Intimate Partner Violence Meets Same Sex Couples: A Review of Same Sex Intimate Partner Violence.

“L’opinione pubblica considera l’abuso di persone LGB (lesbiche, gay, bisex) un fenomeno raro: questa opinione è particolarmente forte nei confronti delle donne bisessuali e lesbiche, spesso idealizzate in quanto intrattenute in relazioni pacifiche e utopiche, lontane dalla violenza e dall’aggressività che è comunemente associata al maschio “tipico”. Un tale stereotipo può essere un ostacolo per le vittime lesbiche nel riconoscere che un comportamento del partner è abusivo e non normale”.

Nel giugno 2020, Arcigay ha tenuto un laboratorio con Sabrina Frasca e Chiara Spampinati di Differenza Donna, associazione che ha lo scopo di combattere la violenza di genere, anche attraverso centri antiviolenza. Tema del laboratorio è stato “La violenza nelle coppie lesbiche“. Differenza Donna ha infatti aderito al progetto Look Wide, che mira a offrire sostegno alle persone LGBTIQA+ sopravvissute alla violenza di genere, coinvolgendo e formando i principali attori coinvolti nel processo, tra cui anche i centri antiviolenza.

Che cosa è emerso dal laboratorio sulla violenza nelle coppie lesbiche?

Anche Differenza Donna si è scontrata contro l’omertà della coppia lesbica: mancanza di denuncia, donne che chiamavano ma poi non si presentavano all’intervista. Ma ancora più interessante è quanto ha affermato Sabrina Frasca:

“Le prime donne lesbiche che noi abbiamo accolto inizialmente ci hanno tenuto nascosto che la loro relazione fosse con una donna. Inizialmente le donne che chiamano si vergognano di raccontare di essere vittima di una donna. La difficoltà a denunciare, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche sociale, se è già altissima in una società come la nostra per una donna, è ancora più forte ed evidente per una donna lesbica, ma le dinamiche della violenza sono essenzialmente le stesse“. 

Locandina Differenza Donna, associazione contro la violenza fra le donne lesbiche

Quali sono le dinamiche della violenza in una coppia lesbica?

Isolamento e controllo sono i primi campanelli d’allarme, esattamente come nelle coppie eterosessuali. La partner abusante isola dal contesto amicale la propria compagna: lei decide chi vedere, quando e come. Il controllo poi passa anche attraverso il cellulare, le mail, come aveva evidenziato anche la ricerca di Arcilesbica del 2011. Subentra spesso il controllo economico e la svalutazione. Tuttavia la mancanza di una mole “scientifica” di dati, a causa dell’esiguità dei casi denunciati, permette di fare un’analisi solo “sugli effetti che si hanno sulle vittime”. Infatti:

“Quando una donna all’interno di una relazione, si trova con una serie di danni emotivi, psicologici e sociali, allora vuol dire che c’è una situazione di violenza, perché ci sono persone che agiscono violenza e sono in grado di farla senza mai alzare la voce o senza mai essere fisicamente violente, perché l’esercizio della violenza non ha a che fare con la forza fisica, l’esercizio della violenza ha a che fare con la capacità di sottomettere le altre persone”. 

Sabrina Frasca

Fra outing e coming out

Un altro aspetto su cui è stato posta attenzione durante il laboratorio di Arcigay e Dire Donna è quello del coming out forzato. Infatti la violenza nelle coppie lesbiche si attua anche con il ricatto emotivo: “Se tu non racconti di me alle persone che ti stanno attorno, vuol dire che non mi ami abbastanza”, che poi si trasforma in un’arma di ulteriore ricatto outing durante l’abuso: “Se non fai come dico io dirò a tutti che sei lesbica“.

L’omofobia interiorizzata, il vissuto in un contesto omofobo o non pienamente accettante, diventano leve sulle quali fa presa la partner abusante per continuare a mantenere il controllo sulla compagna.

Perché non si parla della violenza nelle coppie lesbiche?

Ogni piccola comunità che lotta costantemente per l’affermazione dei propri diritti mostra la stessa reticenza della comunità lgbtqia+ a parlare delle sue crepe, come se mostrare un volto edulcorato e perfetto potesse legittimarle. Ma questo atteggiamento anziché “proteggere” la comunità stessa, crea delle sacche di solitudine all’interno di essa. Le vittime di violenza nelle coppie lesbiche non denunciano anche per questa paura dell’isolamento, di sentirsi “traditrici” della comunità nel farlo. Portare fuori questi vissuti, al contrario, potrebbe aiutare tutti e tutte: comunità, vittime, e le stesse abusanti. Finché ci saranno “zone franche” in cui si svaluta l’abuso psicologico e la violenza perché “due donne non si fanno male” si presterà il fianco a quelle rappresentazioni del femminile in cui la massima espressione della violenza fra donne è quella delle sexy lottatrici nel fango modello pinup ad uso del desiderio maschile. La violenza nelle coppie lesbiche esiste. Finché non se ne parlerà continuerà a scorrere come un fiume carsico nei silenzi delle nostre case, dei nostri gruppi amicali e delle nostre storie più disastrose e inconfessabili.

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