OMOFOBIA A TORINO: IL COMUNE CHIEDE LA LEGGE NAZIONALE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA

La lesbofobia, così come l’omofobia e la transfobia sono mali che attanagliano la nostra società da cui fatichiamo estremamente a liberarci. Per ogni diritto acquisito, per ogni battaglia vinta a livello comunale o nelle corti, ci viene fatto pagare un prezzo di aggressioni e violenze. Torino vorrebbe liberarsi una volta per tutte dalle discriminazioni, che però tornano fuori ogni volta creando nuove correlazioni, come in questo caso, dove tra lesbofobia e violenza di genere il confine è labile. L’unica, vera soluzione è una legge nazionale, che garantisca non solo la persecuzione del reato, ma crei una trasformazione culturale diffusa, a iniziare dalle scuole. Nel frattempo proviamo a costruire una società che non resti ferma quando vede un gesto di discriminazione e violenza, e sono personalmente e istituzionalmente vicino a Lisa e personalmente e istituzionalmente seriamente rattristato dal fatto che nessuno/a è intervenuto/a in sua difesa. L’indifferenza è a volte più spaventosa della violenza stessa.” 

Con questo comunicato stampa per mano dell’Assessore ai Diritti della Città di Torino, Marco Giusta, il Comune sceglie di non tacere e lottare contro l’omotransfobia dopo l’ultimo caso accaduto nella propria città.

Il fatto

Martedì scorso una ragazza lesbica di 15 anni è stata aggredita mentre si recava a scuola da un uomo che l’ha picchiata perché lesbica. “Sei femmina e non puoi andare in giro vestita da uomo”. Sono state queste le parole con cui è stata apostrofata dallo sconosciuto aggressore. Diverse persone erano presenti, ma nessuna è intervenuta in sua difesa, lasciando così la ragazza in balia dell’aggressore.

Dopo aver sporto denuncia, la madre della vittima ha dichiarato: “Sin da piccola, mia figlia è stata vittima di bullismo perché troppo mascolina. Ai genitori che vivono la mia stessa situazione consiglio di stare vicino ai propri figli, di ascoltarli e di avere il coraggio di affidarsi a chi può dare il supporto psicologico adeguato” . 

Ma non sarebbe nemmeno il primo caso in città di questo, a quanto dichiara Riccardo Zucaro, presidente dell’Arcigay del capoluogo.

Torino Gay Friendly

Stiamo parlando di una città gay friendly come Torino, dove c’è un progetto di co – housing sociale per le persone LGBTQI, To Housing; CasArcobaleno, un polo integrato per i servizi alle persone LGBTQI, composto da 15 associazioni; bibliografie a tema lgbtqi nelle biblioteche della città; una legge regionale contro le discriminazioni di genere; luoghi di socializzazione, servizi di promozione turistica come Tuttaltra Storia, che attraversa la città seguendo le vite di dodici personaggi illustri lgbtqi della città. A Torino è stato attivato anche il primo ciclo di lezioni di storia dell’omosessualità, presso il Dams. Insomma, un luogo accogliente e vivo, che cerca di dare valore a tutti gli aspetti del vivere in maniera inclusiva e pluralista. Un esempio virtuoso, non di certo la meta ideale per gli omofobi.

L’omofobia non si ferma

Eppure, nonostante ciò l’omofobia persiste a tal punto da sfogarsi su una ragazzina di 15 anni rea di non rispettare il dress code omofobo. 

Fatti come questi ci devono far riflettere su quanto le dichiarazioni omofobe da parte di chi abita le istituzioni italiane, possano alimentare e dare liceità ad atti simili. Perché la salvaguardia della famiglia non deve nutrire gli istinti bassi di chi sfoga le sue frustrazioni sugli altri. Anche la ragazza di Torino fa parte di una famiglia, anche lei ha una madre e un padre, che devono veder aggredita la figlia solo perché non rientra nei piccoli schemini degli odiatori. Bisogna opporsi alla violenza, verbale e fisica, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, perché altrimenti, non facendolo, si diventa corresponsabili della violenza.

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