Il Gay Pride al tempo del Coronavirus

Che cosa significa il Pride oggi? Com’è cambiato il Gay Pride in questa pandemia? Ancora può dirsi necessario? Scopriamolo!

La prima volta che ci andai avevo 18 anni. Avevo lavorato un anno per pagarmi il viaggio, l’albergo, il pernottamento. Provenivo da un’isola lontana dal “continente” (così come si chiama qui l’Italia) ed ero sola. A 16 anni quando avevo realizzato completamente la mia omosessualità me l’ero ripromesso: appena compirò la maggior età andrò a Roma al mio primo Pride. 

Fu indimenticabile. 

Ci fu una settimana di incontri culturali, mostre, presentazioni, dibattiti, di ogni genere, che culminarono nella sfilata per le vie della città. Mi sentii parte della comunità arcobaleno di cui tanto avevo letto, non straniera fra i miei compaesani, ma familiare fra la mia gente. Conobbi tantissime persone che seppero mettermi a mio agio e intenerirsi per il mio viaggio lungo verso quel luogo, imparai tantissimo e riuscii perfino ad avere un piccolo flirt adolescenziale. Fu un punto d’arrivo di un percorso iniziato quando finalmente riuscii a dire con certezza a me stessa: sono lesbica, ben conscia di tutto ciò che avrebbe comportato nella mia vita. 

L’articolo completo su La politica del popolo:

https://www.lapoliticadelpopolo.it/2020/06/26/il-gay-pride-al-tempo-del-coronavirus/

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