IL DOPPIO STIGMA DELL’OMOSESSUALE DISABILE

Oggi è la giornata internazionale della disabilità. Solo in Italia ci sono 3 milioni e centomila disabili secondo il report Istat pubblicato nel 2019. Di questi solo il 19.5% si dichiara soddisfatto per la propria vita.

L’Italia ancora oggi non è un Paese che accoglie la disabilità. Fin dalla scuola ci sono problemi. Infatti, i 272 mila alunni che la abitano, vivono in istituti per il 31.5% senza le opportune barriere fisiche, e il 17.5% senza quelle senso – percettive. E gli insegnanti di sostegno? In Italia c’è una vera e propria emergenza! Sono talmente pochi che le scuole sono costrette a chiamare anche le persone prive dei titoli necessari, basta che abbiano i requisiti minimi per l’accesso all’insegnamento, Diploma o Laurea (anche triennale). Per non parlare poi dell’altro tasto dolente: il lavoro, in Italia abbiamo solo il 31.3% dei disabili occupati con gravi limitazioni, con una soddisfazione del 65.4%. 

Disabilità e sessualità

Se i numeri di prima ci hanno prospettato un’Italia che ancora deve adattarsi alla sua popolazione, il che – come abbiamo visto – è un denominatore comune per tante minoranze, quando si parla di disabilità e sessualità è ancora peggio. Lo stereotipo vede il disabile angelico, asessuato, sebbene l’Onu nel 1993 abbia chiaramente espresso nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili, il diritto “di fare esperienza della propria sessualità, di viverla all’interno di una relazione, di avere dei figli, di essere genitori, di essere sostenuti nell’educazione della prole da tutti i servizi che la società fornisce, e anche, non ultimo, il diritto a ricevere un’educazione sessuale”. Ma non solo, anche la World Association for Sexology si è espressa in tal senso nel 2006, ritenendo un diritto fondamentale quello di raggiungere il più alto livello di salute sessuale. Nel suo libro “Handicap e Sessualità” Fabio Veglia scrive “La sessualità dell’handicappato rappresenta un problema complesso che mette in crisi famiglia, educatori e scuola, in quanto costringe a mettere in campo decisioni che mettono in crisi e spesso portano a reprimere ogni tipo di comportamento sessuale, soprattutto delle donne“. 

Disabilità arcobaleno

E quando alla disabilità si aggiunge anche una sessualità arcobaleno, cosa succede? Diventa una sorta di doppio stigma: una diversità dentro la diversità, un gioco di matrioske di pregiudizi e gabbie sociali che impediscono, o perlomeno rendono difficoltoso, lo sviluppo di una sessualità felice e consapevole. Come hanno affermato Sarah S. Fraley, Linda R. Mona, Peter S. Theodore, nel loro articolo “The Sexual Lives of Lesbian, Gay, and Bisexual People With Disabilities: Psychological Perspectives” pubblicato su Sexuality Research & Social Policy, “Quando gli individui appartengono ad entrambe le comunità (disabile e omosessuale), un raddoppio di fattori sociali oppressivi e negativi modera la libera espressione della sessualità“.

L’Italia fra associazionismo ed esclusività

In Italia gli studi su disabilità e omosessualità sono ancora giovani. Nel 2007 Arcigay, insieme al CDH Bologna e Centro Bolognese di Terapia Familiare, ha pubblicato il report “Abili di cuore“, una ricerca su disabili gay e lesbiche in tutta Italia. I dati emersi mostrano come la sessualità determini una maggiore preoccupazione e isolamento: dalla difficoltà di esternare all’accompagnatore la propria sessualità per poter frequentare dei luoghi ad hoc, a quella per il coming out, percepito come un dolore per i propri familiari. Ma non solo, anche prendere parte al mondo lgbtq per alcuni è un problema, perché percepito “troppo perfetto” per accogliere la diversità.

Da allora ad oggi, tante cose sono state fatte, associazioni sono nate, e molte persone disabili hanno potuto sperimentare una vita più inclusiva e totalizzante. Come i ragazzi dell’associazione Jump, Oltre le barriere, un gruppo lgbt nato a Bologna nel 2014, che include ragazzi e ragazze lgbt con disabilità. In collaborazione con il comico Daniele Gattano, qualche anno fa hanno realizzato un video per sfatare alcuni stereotipi su disabilità e sessualità, che mostra proprio un cambiamento significativo nella vita di questi ragazzi, rispetto alla realtà di dieci anni fa.

Netflix rompe le barriere

Ma se fino ad oggi la televisione ha ospitato storie di disabili lgbtq solo all’interno di (scarsi) spazi documentaristici; Netflix nel 2019 ha rotto tutte le barriere. Nel mese di Aprile è uscita infatti la sua “Special“, la prima serie tv il cui protagonista è gay e disabile. Ironica, graffiante, tenera e disinibita, la serie racconta la storia dello stesso attore protagonista: Ryan O’Connell. Gay, disabile e attivista, ha scritto “I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves”, da cui poi è stato prodotto il riadattamento Netflix. Ryan è affetto da paralisi celebrale, ma un giorno subisce un brutto incidente automobilistico che gli crea ulteriore disabilità motoria. Cosa fa allora? Decide da quel giorno in poi di fingere che sia a causa dell’incidente se ha un handicap. Una scelta che porterà a conseguenze su tutto il suo mondo, spesso tragicomiche. In brevi episodi di 15 minuti Special ha il dono di far ridere e commuovere aprendo le porte a un tema così ignorato come disabilità e omosessualità. Un prodotto che ci fa ben sperare per un futuro più inclusivo.

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