ddl Zan bocciato

Il ddl Zan è morto

Il ddl Zan ha spirato l’ultimo canto ormai da una settimana.

288 senatori presenti, 287 senatori votanti, 154 favorevoli, 131 contrari, 2 astenuti, 4 ore di dibattito.

Lo scrissi già quando cadde il Governo. I numeri sono solo l’epitaffio insieme a quello scroscio di applausi che tanto hanno ferito la comunità LGBTQIA+.

Le persone manifestano nelle piazze. Alessandro Zan fa il giro dell’Italia per sentire la vicinanza della comunità arcobaleno. Gli insulti dilagano verso chi – dentro Italia Viva – ha tradito le stesse idee che pochi mesi prima urlava a gran voce: citofonare Ivan Scalfarotto. La vicinanza del mondo dello spettacolo, musica e cultura. I post, le dichiarazioni, la caccia ai traditori.

Rumore. Tantissimo rumore.

Non importa più il testo del ddl Zan, né tantomeno che cos’è stato perso e per chi. C’è solo un grandissimo rumore. Inutile, vano.

Nei Palazzi del Potere la scure è calata. L’epitaffio è stato scritto con quella grossolana arroganza simboleggiata dall’applauso scrosciante di chi gode nel sapere che ci sono cittadini/e di serie B nel nostro Paese.

La comunità arcobaleno oggi si sente più sola di prima. La pandemia ha acuito tutto questo. Inutile non pensarci. Le difficoltà economiche che ancora ci investono, le discussioni covidcentrate, gli impellenti bisogni, hanno reso futili i discorsi sui diritti.

Perché si parla di omofobia se ci sono problemi più importanti? Che mostruosità volete propinarci con l’identità di genere? E infine, la più blasonata delle retoriche: perché mettete in mezzo i bambini che volete indottrinare?

DDL ZAN: Cosa prevede?

Questa domanda in fondo è sempre rimasta senza risposta per le masse. Per gli oppositori la legge ddl zan è un modo per insinuare nella mente dei bambini la liceità di uteri in affitto e fantasmagoriche teorie gender. Per i favorevoli è l’ultimo baluardo di difesa contro l’omolesbobitransfobia che dilaga.

Questa legge è stata una bandiera spiegata, va detto, anche senza consapevolezza, da una parte e dall’altra. Un po’ come il Pride.

Il risultato del ddl Zan era prevedibile

Nel momento in cui Italia Viva si è sfilata dalla compagine di Governo ed è salito al potere il “salvatore Mario Draghi” il risultato era segnato. Conte si era speso per il ddl Zan, i 5 Stelle avevano fatto cerchio intorno alla comunità, il PD aveva promosso il testo, e nonostante ciò, anche con quella maggioranza ci sarebbe stata una guerra al Senato.

Con questo Governo c’è stata la “disfatta di Caporetto”.

Lo confesso: non mi sono presa la briga nemmeno di seguire gli interventi. Ascoltare la tossicità delle parole contrarie al ddl Zan, ancora una volta, sapendo già come sarebbe andata. Non me la sono sentita. Era già stato pesante quanto detto in Parlamento. Ma almeno lì c’era la speranza viva. Al Senato no.

Un collega ricordo che fece notare quanto l’età media fosse alta in Senato. Assioma: “Più avanti con gli anni quindi meno propensi ai diritti arcobaleno”. In realtà credo non c’entri nulla. Non è anagrafico l’abisso che separa il Senato dal riconoscimento dei diritti LGBTQIA+.

Quel che non deve restare

Il ddl Zan era la grande eredità del tanto vituperato Governo Conte. Doveva essere raso al suolo.

Il ddl Zan voleva insegnare ai bambini e ragazzi che esistono famiglie arcobaleno, coppie omosessuali, persone con identità in transito o differenti dal proprio corpo d’appartenenza. Voleva dare rifugio giuridico e fisico a chi avesse bisogno di aiuto nella comunità LGBTQIA+.

Non poteva andare bene. Non in un Governo in cui sono state tirate fuori le mummie dai sarcofagi. Non in un luogo in cui i diritti sono merce di scambio per una poltrona, un privilegio. Un sistema medievale che ancora vige in Italia.

Così come la stepchild adoption è stata stracciata e non c’è mai più stata la possibilità di tutelare i figli delle coppie arcobaleno, allo stesso modo oggi temo che avverrà con il ddl Zan. Calerà una notte lunga e tempestosa mentre – forse – qualcosa nella società cambierà. Forse. Perlomeno questa rimane, ultima speranza di un mondo che decade.

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1 commento su “Il ddl Zan è morto”

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