“È IMPORTANTE CHE SI PARLI DI SESSUALITÀ IN CHIAVE POSITIVA”

Per questa puntata dell’Angolo dell’arte ho scelto una promettente vignettista siciliana, Chiara Filincieri, che ha già numerose collaborazioni nel suo curriculum, come quella con la rivista Bossy e I Conigli Bianchi. Nel 2018 ha pubblicato il “Piccolo manuale di consigli – che dovrebbero essere cose ovvie – per non molestare il prossimo” e poi, nel 2019, una piccola storia sexy-umoristica in eBook, “Metodi per prendere sonno”. Trentunn’anni, siracusana, Chiara è una ragazza che ha le idee molto chiare sul suo posto nel mondo. Attraverso i suoi disegni lotta per l’inclusione, i diritti delle minoranze e l’educazione sessuale nelle scuole. Immagini colorate, chiare ed efficaci, i suoi disegni sanno alternare ironia e critica sociale in uno stile personale facilmente riconoscibile. “Credo sia poi stato un processo naturale! Alla fine ho cominciato a fare fumetti sulle cose che mi avevano sempre fatta incazzare”. E vediamo allora quali cose la fanno incazzare e come ha fatto a renderle arte.

L’intervista

Ti definisci un’artivista, corretto? Come mai? Da cosa nasce?

Sono una “artivista” per il collettivo Conigli Bianchi, la definizione è la loro! Sono appunto un gruppo di artisti/attivisti contro la sierofobia ai quali mi sono unita con delle mie illustrazioni. Però effettivamente, ora che mi ci fai pensare, la definizione di artivista mi sta molto bene in generale! Ho iniziato a fare attivismo alle scuole superiori, partecipavo sempre alle manifestazioni, ai collettivi, nello stesso periodo mi sono unita al gruppo Amnesty della mia città. Però paradossalmente, anche se andavo all’istituto d’arte, non ho subito pensato di fare attivismo attraverso l’arte e soprattutto i fumetti! Ci sono arrivata piano piano. Credo sia poi stato un processo naturale! Alla fine ho cominciato a fare fumetti sulle cose che mi avevano sempre fatta incazzare.

E quali sono queste cose?

Le ingiustizie! I diritti negati, la mancanza di empatia e di volontà di comprendere gli altri.  In particolare mi sono sempre stati a cuore i diritti LGBT e dei migranti, più avanti mi sono avvicinata al femminismo

C’è qualche motivazione personale legata a questo? Qualche incontro nella tua vita o qualcosa che hai visto accadere e ti ha particolarmente colpito?

Sì, per il femminismo in particolare sì! Ho iniziato a interessarmene grazie a una mia amica che adesso non c’è più. Lei scriveva articoli e poesie soprattutto su questo argomento, sicuramente lo farebbe ancora! Poi tutto ciò che riguarda la sessualità, le questioni LGBT+ ma anche, per esempio, l’educazione sessuale, la sex positivity, ecc…, sono tutti argomenti che ho sempre sentito molto, in parte sicuramente perché mi riguardano e in parte perché mi piacciono e basta! Mi appassionano molto! E credo sia davvero importante che si parli di sessualità in chiave positiva e non come qualcosa di sconveniente. Questo atteggiamento fa molti danni! Per quanto riguarda i diritti dei migranti, sicuramente appartenere a una terra che ha una storia di multiculturalità e di emigrazione ha avuto il suo peso, è una cosa che sento proprio dentro istintivamente.

Prima hai accennato alla scuola d’arte, qual è stato il tuo percorso accademico? come ti sei formata? Hai sempre pensato di fare dell’arte il tuo lavoro o ci sei giunta lentamente?

Sì, ho frequentato l’Istituto d’Arte e poi l’Accademia di Belle Arti. Per i fumetti però è stato fondamentale un collettivo di colleghi che ho conosciuto appunto in accademia! Siamo cresciuti assieme, abbiamo autoprodotto le nostre prime zine e partecipato a un sacco di eventi. A livello accademico invece ho fatto tutt’altro, pittura!

E dalla pittura al fumetto e vignetta grazie a questo collettivo?

No in realtà ho sempre disegnato fumetti, fin da ragazzina! Fumettavo storie di vita quotidiana, episodi divertenti con protagonisti me e i miei amici. Penso che molti di noi abbiano iniziato così, per gioco! Poi ho frequentato un piccolo corso di fumetto all’istituto d’arte e infine col collettivo, anzi, prima ancora per un magazine dell’accademia, ho iniziato a fare fumetti più “seriamente”.

Hai degli artisti o delle artiste, di riferimento? che ti hanno ispirato e ancor oggi lo fanno?

Secondo me l’imprinting fondamentale l’ho avuto dai Peanuts! E Topolino (il magazine, a me piaceva Paperino!) Ah, e amo i paperi di Silvia Ziche! Probabilmente la mia vera e propria artista di riferimento è stata lei. Poi mi piace leggere anche fumetti che non c’entrano proprio niente col mio stile, li digerisco comunque in qualche modo! Anzi, trovo interessante imparare da chi fa cose molto diverse.

Il tuo fumetto “Lo strano caso di Lucy Rainbow e Ombretta Black” come nasce e quando? Avevi già in mente da tempo quelle protagoniste?

No, sono nate velocemente! Non ricordo esattamente come. Ricordo solo che in parte sono venute fuori da un mio autoritratto che avevo disegnato per gioco, per una challenge all’interno di un gruppo Facebook di disegnatori. Praticamente ho scisso quel personaggio in due e ho creato Lucy e Ombretta! Detto così sembra davvero egocentrico, ma in realtà credo sia molto comune tra gli autori mettere un (bel) po’ di sé nei personaggi!

Che cosa cerchi di rappresentare attraverso le loro storie?

Mi piace parlare di argomenti di attualità (e tramite loro lamentarmi delle suddette cose che mi fanno incazzare!) ma anche di argomenti ordinari, come le relazioni, in chiave queer e sex positive!

Come nasce la tua collaborazione con Bossy?

Sono stata io a propormi come vignettista, mi piacevano i loro articoli e abbiamo un sacco di cose in comune, quindi c’è stata subito in sintonia!

Da quanto tempo collabori e qual è il ricordo più bello che hai legato a questo percorso?

Ho pubblicato il primo fumetto per loro nel 2016! Quanto tempo! Un bel ricordo recente riguarda una mostra collettiva nella quale ho coinvolto anche le mie colleghe e i miei colleghi di Bossy e che abbiamo esposto per i Pride di Siracusa e Catania e per un paio di altri eventi qui dalle mie parti. È stata una bella occasione di condivisione e poi la collettiva era proprio bella!

Tu hai pubblicato anche la tua vignetta sulla diseducazione sessuale per il calendario di Bossy 2020. Hai scelto tu la tematica? Cosa pensi dell’educazione sessuale dei giovani?

Sì, l’ho scelta tra una serie di proposte. Io tengo corsi di disegno anche per bambini e mi accorgo che già dalle scuole elementari manifestano le prime curiosità e hanno quasi tutti lo smartphone. Senza una buona educazione sessuale e affettiva, dove andranno a cercare le risposte di cui hanno bisogno e soprattutto cosa troveranno?

Hai letto della vicenda al liceo Laura Bassi di Bologna?  Qual è la tua opinione in merito?

Ecco, a proposito! Credo che questa retorica del “proteggere” i ragazzi dagli argomenti che riguardano la sessualità e soprattutto dal fantomatico “gender” (ridicolo già dal punto di vista linguistico!) sia davvero un controsenso! Non li si protegge per niente in questo modo. Per fare solo un esempio, se i ragazzi vogliono fare sesso lo fanno, non è che se gli adulti lo ignorano allora il “problema” non esiste. Meglio che sappiano che devono usare il preservativo e come. Per tanti è ancora un tabù. E se invece non volessero avere rapporti sessuali, ma si sentissero pressati o pressate? Dovrebbero sapere che si può dire no o cambiare idea in qualsiasi momento. Bisogna parlare di queste cose.

A proposito dell’approccio al consenso, tu hai realizzato anche Piccolo manuale di consigli – che dovrebbero essere cose ovvie – per non molestare il prossimo. Quando è nato? E come? Che riscontro ha avuto?

Sì, è nato nel periodo del movimento #metoo. Il fatto è che leggevo tanti commenti in proposito online, di gente che si lamentava che “ormai non si può fare più niente” o di persone sinceramente (?) preoccupate di essere molestatori o molestatrici. Mi hanno fatto riflettere su quanta confusione ci sia ancora sul tema del consenso. Sono contenta di come andata, il manuale è piaciuto e tante persone mi hanno scritto di essersi sentite capite e confortate, che è una cosa bellissima!

Già, la percentuale di donne molestate è imbarazzantemente alta. Secondo te quali soluzioni concrete si possono adottare per arginare questo fenomeno?

Sicuramente, ancora l’educazione sessuale, sia per i giovanissimi che per gli adulti è riconoscere il problema! Spesso ci si sente dire invece non esagerare. Purtroppo molti atteggiamenti sono talmente radicati nella nostra società che non ci accorgiamo nemmeno più che non vanno bene. Secondo me il punto è sempre la mancanza di consapevolezza, hai paura di quello che non conosci, senti di non avere il controllo. E così magari finisce che fai davvero la minchiata!

Ho visto che tu hai realizzato una miniserie di disegni sui sextoys. Com’è nata quest’idea? Pensi di realizzarne ancora?

Ah sì, è stato un gioco, l’ho fatto per l’inktober, lo conosci? È una tradizione del mese di ottobre, la sfida è fare un disegno al giorno in base a delle parole chiave uguali per tutti. Tra le altre cose ho disegnato questi tre sex toy. Magari ne farò altri, sì, sono divertenti da disegnare!

E invece l’artwork delle lettere aperte per la giornata dell’orgoglio bisessuale, come l’hai realizzata?

Quello mi è piaciuto tanto! Ho chiesto alle persone che mi seguono su Instagram di scrivere una letterina a se stessi e mandarmela, poi le ho messe tutte assieme in questo artwork. Avevo già fatto una cosa simile per il non binary people’s day.

Hai ricevuto molte lettere?Quali erano gli argomenti che ricorrevano?

Ah, non ho specificato, le letterine erano virtuali ovviamente! Ho disegnato una bustina con un bigliettino e li ho postati su Instagram stories dicendo di screenshottarli e scriverci dentro. Certo che sarebbe stato bello anche fare un collage di lettere vere! Ma meno pratico! Ne ho ricevute una ventina. Parlavano di accettazione e amore, spesso conquistati con fatica, a dispetto dei giudizi altrui. È stato davvero bello per tutti noi, per i miei lettori e per me!

C’è qualcuna che ti ha stupito particolarmente?

Sì, ce ne erano un paio che sembravano scritte da me! Ora non ricordo esattamente il contenuto, cose semplici comunque, apparentemente ovvie. Anche io le ho conquistate a fatica, nonostante mi sia sempre “illusa” di aver elaborato la mia bisessualità abbastanza serenamente, e vedere quelle parole scritte da altre persone è stato toccante. Ma in effetti l’idea era proprio quella, ritrovarci gli uni nel vissuto degli altri!

Com’è stato il tuo coming out?

Beh, la cosa buona dei miei fumetti è che sono una specie di coming out perpetuo! Le persone tendono a dare subito per scontato che non sia etero o almeno che potrei non esserlo. Mi piace perché quasi sempre invece si dà per scontato che gli altri siano etero, è considerato l’orientamento sessuale “standard”.

Che progetti hai per il futuro?

Sto lavorando a un progetto con UAAR giovani, di cui per ora posso dire molto poco, ma che dovrebbe uscire presto! Parlerà di umanismo. E poi ci sono Lucy e Ombretta alle quali vorrei dedicare una storia lunga, che in realtà è già a buon punto ma che ultimamente ho dovuto trascurare, spero di farcela! 

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