“ABBIAMO BISOGNO DI PIÙ PERSONE LGBT NEI MEDIA” KERRY WASHINGTON AI GLAAD

In America vengono celebrati ogni anno i GLAAD Media Awards, una sorta di telegatto Lgbtqia+. L’organizzazione no profit GLAAD – nata nel 1985 a New York – si occupa di monitorare la rappresentazione della comunità Lgbt nei media, sia realizzando campagne mirate, che eventi vari. Il più importante è proprio quello dei GLAAD AWARDS, in cui vengono premiate le persone e le produzioni televisive che si sono distinte nella rappresentazione della comunità Lgbt. È un evento di grande rilevanza, che ogni anno vede solcare il palco da celebrità del grande e piccolo schermo.

Nel 2005, per la ventiseiesima edizione dei GLAAD Awards, Kerry Washington ha ricevuto il Vanguard Award, premio per le persone del mondo dello spettacolo che si sono particolarmente distinte nell’ambito LGBT. L’attrice statunitense ha al suo attivo film con Spike Lee, Tarantino, e nomination ai Golden Globe per il suo ruolo da protagonista nella serie Scandal di Shonda Rhimes.

Per i Glaad ha fatto un discorso tuttora attualissimo, che dovremmo tenere a mente ogni giorno, in cui sottolinea alcuni aspetti della nostra vita quotidiana condivisibili a qualunque latitudine si viva.

Locandina della serie Scandal di Shonda Rhimes, di cui era protagonista Kerry Washington
Locandina della serie Scandal di Shonda Rhimes

IL DISCORSO DI KERRY WASHINGTON AI GLAAD AWARDS

“Sono estremamente onorata di essere qui a ricevere questo premio. Quando mi hanno detto che avrei ricevuto un premio perché sono un’Alleata del GLAAD, mi hanno fatto pensare. Essere alleata è una cosa molto importante per me, quindi dirò un paio di cose. E forse annoierò il pubblico ma le dico lo stesso. Non solo per noi, ma per quelli che lunedì mattina, cliccheranno su quel link per vedere cos’ha detto quella donna che fa Scandal, quindi credo che sia d’obbligo dire qualcosa. 

Ci sono persone in questo mondo che hanno i pieni diritti umani, nelle nostre comunità, nei nostri Paesi e in tutto il mondo. Poi c’è una parte di noi che – in variabile misura – non li ha. Non abbiamo uguale accesso ad educazione, sanità e ad altri diritti di base come il matrimonio, o come un chiaro processo elettorale o di assunzione. Ora, penserete che quelli che non hanno accesso a tutti i diritti, si uniscano per combattere per il bene comune, ma la storia ci dice di no, spesso non è così.

Donne, poveri, persone di colore, persone di colore, persone disabili, immigrati, uomini gay, lesbiche, bisessuali, persone transessuali e intersessuali: ci hanno spinto l’uno contro l’altro e ci hanno fatto credere che ci sono posti limitati al tavolo di quella parte di noi che rientra nella categoria “Altri”. E di conseguenza abbiamo iniziato ad aver paura l’uno dell’altro. Siamo in competizione l’uno con l’altro, ci giudichiamo a vicenda e a volte ci tradiamo a vicenda. A volte, anche nella stessa comunità, scegliamo quella persona che è la più giusta per rappresentarci e quelli che invece non dovrebbero nemmeno presenziare. In quanto “Altri”, ci viene insegnato che per avere successo si devono rinnegare gli altri “Altri”, altrimenti non andremmo avanti. 

Foto dell'attrice Kerry Washington durante l'evento Glaad Awards
L’attrice Kerry Washington durante l’evento Glaad Awards

I ruoli “ai margini” di Kerry Washington

So che ricevo questo premio in parte anche perché interpreto personaggi che appartengono ad alcuni gruppi della società che spesso vengono spinti ai margini, ed essendo io donna e di colore, non posso scegliere altrimenti. Ma una cosa che ho scelto è stata prendere parte alla possibilità di raccontare storie della comunità Lgbt. Ho scelto di interpretare molte persone diverse in molte situazioni diverse.

Nella mia carriera non ho mai avuto paura di interpretare personaggi che vengono giudicati, che vengono fraintesi o a cui non vengono garantiti i normali diritti umani. Ma ecco cos’è ironico: io non scelgo di interpretare i personaggi che interpreto come se fosse una scelta politica. Ma i personaggi che interpreto spesso diventano dichiarazioni politiche, perché il fatto che venga raccontata una storia di una donna, di una persona di colore, di una lesbica, di un transessuale o di una qualsiasi persona appartenente ad una comunità “diversa”, è, ancora troppo spesso, un’idea radicale. 

Raccontare storie ha un grandissimo potere, e raccontare storie aperte a tutto, o rappresentazioni aperte a tutto, hanno un potere enorme. Ecco perché il lavoro del GLAAD è importantissimo. Abbiamo bisogno di più persone LGBT nei media, abbiamo bisogno di più personaggi LGBT e più storie. Abbiamo bisogno di più rappresentazioni varie della comunità Lgbt, e con questo intendo tanti tipi diversi di persone LGBT, che vivono tanti tipi di vite diverse. E ancora più importante abbiamo bisogno di assumere più persone LGBT, sia davanti che dietro le telecamere.

I matrimoni omosessuali

Nel 1997, il famosissimo coming out di Ellen, ebbe luogo in un’America in cui il Defense Marriage Act (la legge che riconosceva a livello federale solo il matrimonio tra persone di sesso diverso) era appena passato, qualche mese prima, e in cui le unioni civili non erano legali in nessuno Stato. Ma ricordiamoci anche che, trent’anni prima di allora, la Corte Suprema aveva deciso che il divieto per i matrimoni interrazziali era incostituzionale. Fino ad allora, gli eterosessuali di etnie diverse non potevano sposare chi volevano sposare. 

Quindi quando una persona di colore oggi mi dice di non credere al matrimonio gay, la prima cosa che dico è: Non far sì che qualcuno ti faccia votare contro il tuo personale interesse mandando messaggi d’odio. E poi dico: sai, le persone dicevano cose simili su di te e il tuo amore. E se permettiamo al governo di mettere bocca sul nostro amore, chi credi che siano i prossimi? 

L'attrice Kerry Washington, che ha fatto il discorso sulla comunità lgbtq ai Glaad Awards
L’attrice Kerry Washington

L’appello di Kerry Washington

Non possiamo dire di credere nei diritti fondamentali dell’umanità per poi chiudere un occhio davanti alla realtà dell’esistenza degli altri e all’autenticità dei cuori degli altri. Dobbiamo essere alleati. E dobbiamo essere alleati in questo ambiente perché essere rappresentati significa essere resi umani. E finché qualcuno, in qualsiasi parte del mondo, viene fatto sentire “meno umano”, la pura definizione di umanità viene messa a rischio. E allora siamo tutti vulnerabili. 

Dobbiamo guardarci a vicenda, tutti. E dobbiamo guardare noi stessi, tutti. E dobbiamo continuare ad essere coraggiosi ed essere all’avanguardia finché tutto questo non sarà la normalità. Finché non saremo più “i primi”, “le eccezioni”, e “rari” e “unici”. Nel mondo reale essere “l’altro” è la norma. Nel mondo reale la sola norma è l’unicità. E i media devono rappresentarla”.

Il discorso di Kerry Washington ai Glaad Awards

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *